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Tentate soluzioni: quando insistere non aiuta a cambiare
Una risposta può essere comprensibile e, nello stesso tempo, non produrre l’effetto desiderato. Riconoscerlo non significa rimproverarsi: permette di spostare l’attenzione dallo sforzo impiegato ai risultati ottenuti.
Il problema della persistenza
In Change, Paul Watzlawick, John Weakland e Richard Fisch affrontano il rapporto fra formazione dei problemi e cambiamento. È uno dei riferimenti storici per interrogarsi su come alcune risposte possano partecipare alla persistenza di una difficoltà.
Un esempio quotidiano
Immagina di riscrivere una mail per un’ora per essere certo che nessuno possa fraintenderla. Ogni revisione sembra necessaria, ma la certezza continua a spostarsi. È un esempio inventato: non indica un disturbo e non implica che controllare una mail sia sempre un problema.
Descrivere prima di cambiare
Nel colloquio può essere utile ricostruire che cosa fai quando compare la difficoltà, quale sollievo ottieni nell’immediato e quale costo noti dopo. La stessa azione può essere utile in un contesto e poco utile in un altro: non esiste un elenco universale di comportamenti sbagliati.
Cambiare non significa fare l’opposto a caso
Individuare una risposta ripetitiva è l’inizio di una valutazione, non una prescrizione a interromperla bruscamente. Gli interventi vanno concordati considerando le condizioni della persona. Il cambiamento si riconosce da effetti osservabili, non dalla sola novità di una proposta.
Fonti e letture
Un primo colloquio
Per informazioni sui colloqui con il Dott. Fabián Gabriel Beneitez, psicologo a Fermo, Civitanova Marche e online, puoi contattare lo studio e conoscere l’orientamento del lavoro psicologico.
Contenuto informativo a cura del Dott. Fabián Gabriel Beneitez, psicologo. Aggiornato il 22 ottobre 2026. Non sostituisce una valutazione individuale.

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